Anche le leggi possono salvaguardare il Creato

In vista della giornata per la custodia del Creato, momento di impegno anche ecumenico, il quotidiano “Avvenire” e il settimanale diocesano di Belluno “L’Amico del Popolo”, con il quale collaboro, mi hanno invitato a tenere al Rifugio Faloria di Cortina una riflessione sul “ruolo delle leggi” nella salvaguardia dell’ambiente montano. Fra le diverse chiavi che il tema suggerisce di sviluppare, ho approfondito quella della funzione di “promozione” che le leggi possono esercitare «a favore», nel nostro caso, dei territori montani e delle comunità che vi abitano. Ecco il testo del mio contributo.

[pdf] I “diritti” dei territori montani

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Il Veneto ai vertici delle politiche per la montagna

Casera Campo (Vigo di Cadore) - agostoMercoledì 30 luglio, a larga maggioranza (37 sì su 40 presenti), il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge intitolato “Interventi a favore dei territori montani e conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia alla Provincia di Belluno”. Con questo provvedimento – che scaturisce parte dalle proposte del “Libro bianco sulla montagna veneta” e parte da una iniziativa dal basso promossa dalla Fondazione “Montagna e Europa” di Belluno, attività entrambe a cui con altri ho contribuito – il Veneto, senza ombra di dubbi, si pone ai vertici delle politiche regionali italiane per le zone montane. Si tratta di misure utili a fare impresa, gestire il territorio, sostenere i servizi pubblici in quota, e ciò solo nei Comuni “interamente” montani (sono 117 in Veneto). Inoltre la nuova legge regionale valorizza le capacità di autogoverno della Provincia di Belluno e degli altri enti locali bellunesi e consente di rafforzare il disegno della nuova Provincia montana alpina introdotto dalla legge Delrio. Per alcuni aspetti attuativi (ma molte norme sono già di immediata applicazione) servono ora alcuni atti ricognitivi. Sulla loro elaborazione e soprattutto sulla loro efficacia si misureranno le attitudini della dirigenza regionale chiamata a scriverli nell’arco di 12 mesi dall’entrata in vigore della legge,  la n. 25 dell’8 agosto 2014.

[pdf] Il testo della legge regionale

[pdf] L’allegato alla LR

Guarda il video di Telebelluno sul “caso Puos d’Alpago”

[pdf] Due miei brevi commenti

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Radio3 rilancia il “rinascimento” montano

tuttalacitta_01Complimenti alla trasmissione “Tutta la città ne parla” di Rai Radio3 che giovedì 19 giugno ha trattato il tema montagna partendo dal “rammendo” delle periferie indicato da Renzo Piano e ripreso da una delle tracce della maturità 2014, per parlare in radio del futuro dei borghi alpini e di tutte le montagne italiane «da recuperare e curare per il bene del Paese». Una bella puntata. Nella parte finale ho portato anche la mia testimonianza di “cittadino” della montagna. Per sottolineare che si tratta di una questione nazionale e di conseguenza l’importanza di una “strategia nazionale” per la montagna: prospettiva che i decisori politici continuano a ignorare e che le Regioni non riescono da sole ad implementare, soprattutto nella montagna “a statuto ordinario”. La “cultura della cura” del territorio montano parte dalla sua minuta manutenzione, che le comunità locali devono essere messe in grado di praticare nell’interesse dell’intera comunità nazionale riconoscendo loro adeguati “ristori”, come timidamente avviene con i sovracanoni idroelettrici.

Ascolta la puntata

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Da Belluno la proposta di un’Agenda nazionale per la montagna

Conferenza montagnaLunedì 20 e martedì 21 gennaio Confartigianato Imprese ha tenuto a Belluno la Conferenza nazionale “Montagna 2020” dedicata alle Pmi e agli scenari che le attendono in quota. A me è stato assegnato il compito di illustrare, la prima giornata di lavori, presente il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, una “proposta per la montagna”. In montagna non è facile fare impresa. Svantaggi naturali e orografici si sommano a svantaggi “normativi” e talvolta anche fiscali. Come rafforzare la competitività? Come valorizzare le diversità? Come ricercare convergenze e sinergie? Senza dubbi e senza tentennamenti, servono una politica, un contesto favorevole, non certo sussidi fini a sé stessi. Parte da qui l’idea da me lanciata, e che ha suscitato vivo interesse, di un’Agenda nazionale per la montagna strutturata in dieci punti, tutti attuabili in tempi ragionevoli.

Agenda nazionale per la montagna 

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La “nostra” storia da 40 mila anni fa ai giorni nostri

Una storia generale della provincia di Belluno, dalle prime tracce di presenza umana, 40 mila anni da, fino al terzo millennio. Questa è “Belluno. Storia di una provincia dolomitica”, un’opera in 3 volumi, coedizione della Provincia e di Forum Editrice, per la quale insieme con Silvano Cavallet ho scritto il capitolo conclusivo: “Dall’Unità agli inizi del XXI secolo”.

Nella descrizione della transizione dal Risorgimento allo Stato unitario, che nel Veneto si perfezionò nel 1866 con la terza guerra d’Indipendenza, con l’eccezione nel Bellunese dell’area ladina di Cortina d’Ampezzo, Colle Santa Lucia e Livinallongo, vale ancor oggi la sintesi tracciata dallo storico Gaetano Salvemini: «I governanti italiani, fra il 1860 e il 1870, si trovavano alle prese con formidabili difficoltà. (…) Fu compiuta un’opera ciclopica».

In questo quadro storico drammatico si innesta la vicenda della montagna bellunese: terra aspra e avara di risorse (a parte quelle naturali oggi finalmente sempre più importanti), dapprima sopraffatta dalla crisi economica di fine Ottocento e poi teatro degli avvenimenti bellici della Grande Guerra, con crescenti movimenti migratori in Italia e all’estero, che in profondità e per decenni hanno impoverito il tessuto sociale.

Insieme con l’emigrazione, va ricordata la nascita dell’industria idroelettrica che ha condizionato il territorio fino alla tragica catastrofe del Vajont.  Lo sviluppo locale ha trovato Continua a leggere→

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